mercoledì 11 novembre 2009

Irène

Di Alain Cavalier, 2009.
Visto a Parigi, cinema St. André des Artes, copia 35mm.

Cavalier ha smesso di fare cinema “tradizionale” da una ventina d'anni. Come Jon Jost, ha cercato nei formati video e nella loro semplicità di utilizzo una percorso più libero e personale che gli consentisse di non dover dipendere dagli altri per costruire il proprio racconto. Mentre Jost ha scelto la strada dell'astrazione, di una ricerca estetica spesso estremizzata al punto tale da trovarsi più a suo agio nelle gallerie d'arte che al cinema, Cavalier segue un percorso esattamente inverso: la telecamera gli consente di andare in profondità nel reale, superando i limiti che il mezzo cinematografico tradizionale impone con i suoi circensi meccanismi produttivi. Irène è un viaggio doloroso e personale nella propria solitudine, una specie di danza rituale intorno ad un vecchio diario che andrebbe affrontato ma che fa paura. Case vuote, stanze d‘albergo, paesaggi in movimento visti da dietro un vetro. E poi lo stesso Cavalier, che si riprende incominciando con i dettagli del proprio corpo ferito dal tempo per arrivare finalmente a guardarsi in faccia nello specchio, in un confronto cercato per tutto il film, diretto e bellissimo. Sono le immagini che raccontano l'assenza immotivata, inspiegabile ed irrecuperabile di Irène.
La voce, che parla “in diretta“ sulle immagini, non smette nemmeno per un istante di andare alla ricerca. Si muove tra la contemporaneità e la memoria mettendo insieme poco a poco i pezzetti di un racconto che, tra le pieghe e i pochi indizi della biografia di Irène, si fa sempre più personale ed auto-biografico.
Quando si riaccendono le luci più di una persona piange. Questo film che si vede male e si sente peggio è stato capace, in un‘ora e venticinque di voce fuori campo ed immagini traballanti, di commuovere con onestà e - lo dico senza alcuna retorica - con poesia.
Se il cinema deve per forza evolversi in una direzione, allora è questo per me “il futuro del cinema“: un cinema in grado di coinvolgere profondamente il pubblico raccontando una storia che prescinde dagli strumenti con cui è raccontata. Irène racconta in 3D il nostro essere umani.

1 commento:

Unknown ha detto...

mais c'est magnifique cet site!