giovedì 12 novembre 2009

Angel Face

Di Otto Preminger, 1952.
Visto a Parigi, Cinema Action Christine, copia 35mm.

Alfred Hitchcock aveva appena fatto Strangers on a train e la psiche deviata andava fortissimo tra i criminali di quella Hollywood in grandissima forma.
Otto Preminger dipinge, sfruttando una meravigliosa fotografia espressionista che tradisce le sue origini europee, un eccezionale e modernissimo ritratto di ragazzina viziata che nella noia di Beverly HIlls coltiva una malsana ed omicida gelosia verso la matrigna. A complicare le cose si aggiunge un palestratissimo Mitchum, fin dalla prima scena decisamente poco a suo agio nei letteralmente stretti panni dell‘infermiere, astuto sciupafemmine lanciato verso il suo progetto di aprire un garage per auto sportive. Si incomincia con qualche luogo comune, poi senza capire bene il come ed il perché ci si ritrova presi in mezzo ad una storia nerissima, dai dettagli persino truculenti, che tiene col fiato sospeso e non dà un attimo di tregua. I personaggi sono complessi, vanno al di là degli stereotipi del genere (Jean Simmons Lolita edulcorata più che dark lady, Mitchum goffo autista con tanto di cappello d‘ordinanza), e si trasformano addirittura in crudelissime caricature del mondo hollywoodiano nel quale Preminger e soci si trovano a sguazzare loro malgrado (vedi il meraviglioso avvocato, che vale da solo il prezzo del biglietto).
Quel che sconvolge di più, in questo viaggio nel noir americano gentilmente offerto dai cinema Action, sono le figure femminili: forti, moderne, ciniche e molto molto difficili da prendere in giro. In Angel face c‘è un‘antagonista che nulla ha a che fare con la torbida storia criminale, ma che affronta ed umilia l‘ignaro playboy in una serie di scene che scatenano l‘applauso a scena aperta.

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