domenica 15 novembre 2009

The Imaginarium of Doctor Parnassus

di Terry Gilliam, 2009.
Visto a Parigi, cinema UGC Les Halles, copia 35mm.

Diciamoci le cose come stanno: per quanto possa essere banale dirlo, i gusti sono gusti. Il mio difficile rapporto con il mondo del fantasy è incominciato in tenera età con una serie di sempre falliti tentativi di leggere Tolkien, è proseguito con la dolorosa esclusione da qualunque tavolo estivo di Dungeons and Dragons dovuta, pare, ad una mancanza di coinvolgimento che finiva per danneggiare il gioco, ed ha forse raggiunto la sua apoteosi con una profondissima dormita avvenuta - ahimè - durante una esclusiva proiezione del Signore degli anelli al cinema Tuschinski di Amsterdam. Senza voler mettere in campo degli irrispettosi pregiudizi, non posso non prendere atto del fatto che evidentemente alcuni di noi nascono con l‘innata impossibilità di comprendere taluni generi letterari e cinematografici.
Non che Doctor Parnassus abbia direttamente a che fare con Il signore degli anelli, anzi. Ma è chiaro che la mia necessità di personaggi o se non altro di ambientazioni anche solo vagamente realistiche ha pesato parecchio su questa visione. I mondi fantasiosi fatti al computer, per quanto abbiano uno stile grafico molto vagamente simile a quello delle vecchie e bellissime animazioni di Terry Gilliam, hanno comunque molto - troppo - del videogioco. Cosa che mi annoia terribilmente. A questo elemento, già di per sé sufficiente a scatenare l‘addormentamento, si aggiunge il fatto che le scene sono tutte lunghe, lunghissime, fatte di dialoghi infiniti e ripetitivi, di sequenze oniriche che sembrano non avere fine, di trucchi di sceneggiatura a volte piuttosto banali.
La cosa più interessante del film è il fatto che il protagonista cambia fattezze ogni volta che entra nel mondo magico del Dottor Parnassus. Peccato che, a quanto dichiara lo stesso regista, non si tratti di una geniale idea presa a prestito da Todd Solondz ma semplicemente della conseguenza dell‘ennesimo (e ormai francamente un po‘ inflazionato) problema produttivo legato alla morte di Heath Ledger, attore le cui qualità professionali vanno obbligatoriamente - ed ipocritamente? - elogiate nella miglior tradizione italo - americana del parlar bene del caro estinto.
Rimango in attesa del Don Chisciotte, che sembra abbia ricominciato a marciare dopo un decennio di peripezie. Il fatto che nel cast ci sia Michael Palin mi riaccende la speranza. Un dubbio, però, mi ronza nella testa: riuscirà davvero a far meglio di quanto fece il suo stesso backstage?

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