sabato 27 febbraio 2010

What's up, doc?

di Peter Bogdanovich, 1972
visto a Parigi, cinema Grand Action. Copia nuova 35mm.

Scritto e diretto dopo L‘ultimo spettacolo e prima di Paper Moon, What‘s up, doc? rappresenta il migliore e più esplicito connubio tra le due non sempre armoniche personalità di Peter Bogdanovich: quella di regista geniale e innovativo da una parte, quella di studioso di cinema appassionato ma un po‘ pedante dall‘altra. In piena nouvelle vague americana, Bogdanovich non ha nessuna intenzione di rompere con il passato ed incomincia a giocare con esso senza nostalgia, attraverso schemi sorprendentemente complessi e lontanissimi dalla mera emulazione accademica e fine a se stessa.
Il riferimento sono le screwball comedies di Capra, Lubitsch ed Hawks: improbabili equivoci, personaggi a dir poco esasperati, situazioni imbarazzanti, ambientazioni al limite del surreale. La novità è che dentro questi clichès ben noti al genere si inseriscono alcuni elementi impazziti. A cominciare dagli attori protagonisti, due icone degli anni Settanta, giovani, belli, assolutamente riconoscibili, che prendono parte ad un gioco che li vede camuffati, travestiti, letteralmente messi in scena: Ryan O’Neal, bravissimo e gigione, è quanto di più lontano si potesse trovare nelle fattezze fisiche dal personaggio che interpreta. Barbra Streisand è proprio lei, vestita secondo la moda del momento, pronta a superare il muro dello schermo ammiccando esplicitamente verso lo spettatore. I protagonisti di questo film degli anni Venti sono, in tutto e per tutto, dei ragazzi dei primi anni Settanta. Sono quelli della generazione di Easy Rider catapultati per scherzo in un film dei nonni. Hanno qualcosa a che fare con quelli che saranno i protagonisti di Hair, e non solo perché ad un certo punto si mettono a cantare: Barbra Streisand è una ragazza fuori dagli schemi, ribelle e sicura di se, capace di ridere della società bacchettona che saputo rifiutare con fermezza. Il suo incontro con il professore prossimo alle nozze suona più come una mossa del destino che come una semplice coincidenza, ed il loro esplosivo incontro sfocerà in una rocambolesca e divertentissima fuga che è - senza bisogno di grandi letture psicanalitiche - la versione slapstick della fuga motociclistica di Wyatt e Billy dagli stereotipi di una società vecchia, incapace di comprendere il suo essere ormai morta e sepolta.