visto a Torino, cinema Ambrosio. Copia 35mm.
Al Torino Film Festival non ha vinto niente, e la cosa non stupisce. Al contrario di quanto accadeva nel bellissimo Road to Guantanamo, qui Winterbottom e Whitecross si addentrano nello spinoso campo del documentario a tesi. Esageratamente a tesi. L‘idea di raccontare per immagini il libro di Naomi Klein è buona, ma quando ci si sposta dal testo scritto al cinema non ci si può limitare ad illustrare. Dopo una partenza molto coinvolgente, i due registi si siedono sulla comoda e sicura poltrona del format alla History Channel, con tanto di voce fuoricampo per illustrare i passaggi più complicati.
Ma di comodo e sicuro al cinema non c‘è niente, e quel che rimane alla fine è la sensazione di aver assistito ad un‘occasione sprecata, ad una conferenza un po‘ arrogante e tirata via, tenuta da un palco lontanissimo e venata dalla superficialità e dalla tendenza a semplificare tipiche della frangia peggiore della cultura no global.
Resta ovviamente il fatto che The shock doctrine è un sacrosanto lavoro non di informazione ma di riflessione, stimolante e pieno di cose su cui sarebbe opportuno prendersi del tempo per ragionare. In televisione funzionerà benissimo, soprattutto tra chi non ha tempo a sufficienza per approfondire leggendosi il libro.

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