venerdì 27 novembre 2009

2012

di Roland Emmerich, 2009.
Visto a Parigi, cinema UGC Danton, copia 35mm.

Ci sono film talmente privi di vergogna da meritare tutta la nostra stima.
Perché che sia necessaria una eroica dose di coraggio per fare un film sulla camorra è una verità talmente innegabile da diventare luogo comune. Non parliamo poi dei documentari di denuncia, delle crude riflessioni sulla morte, dei piani sequenza che diventano gesto politico, degli autori geniali e istintivi capaci di passare anni di stenti facendo i tassisti in terra straniera per riuscire a portare sullo schermo la loro storia. Qualunque parola sull‘argomento risulterebbe banale e già sentita: esistono, nonostante tutto, valori condivisi e vite esemplari sui quali siamo tutti d‘accordo.
Ma come porsi di fronte a Roland Emmerich? Dove trovare le giuste parole per definire questo regista? Auteur secondo l‘accezione più baziniana del termine, Emmerich è un artista vero e complesso, capace di provocarci con la sua poetica personalissima nel nostro intimo più profondo, costringendoci ad un confronto spesso violento e sempre difficile con la cruda verità del nostro qualunquismo.
In questo film che potremmo forse definire la sua opera più politica, sbeffeggiando i quotidiani di tutto il mondo e le briciole di sinistra italiana rimaste sulla tovaglia a quadrettoni dell‘ultimo G8, questo raffinatissimo cantore del “nonostante tutto“ ha il coraggio e la sfacciataggine di raffigurare il premier del nostro bel paese nell‘atto di sacrificarsi per l‘umanità mentre, pio come solo può esserlo un grande statista, prega in una sorta di estasi insieme ai suoi cari compaesani al centro di una gremita e digitalissima Piazza San Pietro. E a fargli da contraltare dall‘altro lato dell‘oceano c‘è un Danny Glover ai limiti dell‘autoreferenziale, che interpreta senza rimpianto alcuno il sergente Murtaugh di Arma letale vent‘anni dopo: ligio al dovere, fedele fino in fondo al suo Paese, innamorato della figlia. Che piacere vedere un beniamino dei miei sedici anni giustamente premiato da una brillante carriera politica!
E allora, ecco il miracolo: là dove nemmeno Renzo Martinelli ha il coraggio di spingersi, in quella terra di nessuno in cui la credenza popolare e Timothy Leary, il Ku Klux Klan e il provolone, la meccanica quantistica ed il sussidiario convivono per un attimo - che dura a dire il vero due ore e quaranta - in una precaria ma sublime armonia, spunta lindo e genuino profeta quest‘uomo semplice che si chiama Roland Emmerich. Un uomo pulito, onesto e forte, che grida senza vergogna nè timore il suo appello all‘umanità: volemose bene.
Purtroppo non basterà un grido disperato a salvare il povero scienziato indiano, che come al solito finirà annegato con tutta la famiglia a causa di un banalissimo errore di comunicazione del comitato organizzativo del salvataggio planetario. Possiamo però guardare con serenità al futuro della Terra: la giraffa, l'elefante e il barboncino della modella russa ce l‘hanno fatta.

1 commento:

edo63 ha detto...

peccato che la modella russa (scema come una zucchina ma abbastanza piacente) non sia sopravvissuta. Proporrei una trama per 2012 n. 2: Berlusconi in virtù delle sue preghiere sopravvive al cataclisma e resosi conto della Sua Santità e Immortalità viene acclamato dai superstiti mondiali (pochi!) sovrano e papa. In conseguenza di ciò la Sua autostima aumenta di poco ma quel tanto che gli permette di ricostruire il pianeta secondo la via dell'onesta, della correttezza e dell'altruismo. (questa è la vera fantascienza!!!)