domenica 6 giugno 2010

People I know

di Daniel Algrant, 2002.
Visto a Roma, Sky Cinema 1.

Un film stranamente dimenticato, e invece sorprendente e ricco di spunti. Forse esasperato dal dover raccontare un mondo sberluccicante e finto come un pomodoro ogm per portare a casa lo stipendio, Daniel Algrant, regista non di punta di Sex and city, mette in scena una New York respingente, squallida, morbosa all’inverosimile. Come la racconterebbe Ellroy, se non fosse già impegnato sull’altra costa. Come la racconterebbe Paul Shrader, se fosse ancora quello del 1976. Grattacieli del potere deserti e bui, limousine che si muovono sinistre attraverso vicoli dai tombini fumanti, ingressi di sevizio di hotel non troppo in vista, uffici sporchi e mal tenuti i cui schedari fanno gola a molti. Il millennio è appena iniziato e capita di incontrare gente con due telefonini, ma la zona grigia in cui collimano politica, spettacolo, crimine ed informazione è rimasta la stessa degli Anni Quaranta. Ci sono i ruffiani, le puttane, la droga, gli attori di Hollywood, i ricchi capitalisti ebrei e persino i reverendi di Harlem.
Al Pacino abbandona dopo tanto tempo le sue comparsate divistiche monotematiche e ci ricorda che quando ha voglia sa essere un attore insuperabile: pallido, chino, sempre coperto da un cappottone fuori misura che lo fa somigliare ad un avvoltoio, si trascina a fatica camminando malato in mezzo ad ambienti ostili. Fa ribrezzo. E’ il rifiuto di una società orribile, e lo sa bene. Prova rimorso per aver gettato la sua vita al vento, ma indietro non si torna: “la cosa peggiore di questo mondo è sapere troppo - dice nel cesso del Plaza ad un ragazzetto, dopo aver vomitato svariati medicinali - La nostra ingenuità è un valore molto importante”.
Nonostante alcuni passaggi un po' infelici (la cognata interpretata da Kim Basinger), People I know è un vero noir degli anni Duemila, il ritratto cupissimo e fedele di una società marcia i cui protagonisti non hanno alcuna possibilità di redenzione: tutti hanno scelto il loro destino, tutti sono irrimediabilmente colpevoli.

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