domenica 27 giugno 2010

When you're strange

di Tom Di Cillo, 2010.
visto a Parigi, cinema Mk2 Odeon. Copia 35mm.

Un’occasione decisamente sprecata, ma forse vale comunque la pena di andare al cinema per dare un’occhiata ad alcuni momenti di bellissimo materiale di repertorio. Colpiscono molto le due sequenze di apparizioni televisive, in cui i Doors si mostrano beatlesianamente in versione edulcorata e sonnolenta per compiacere da un lato i dirigenti delle reti, dall’altro il loro folle (e decisamente pop) desiderio di notorietà.
Per il resto siamo, ahimè, ad un macchiettistico tentativo di emulare in versione documentaria il già obsoleto ed insopportabile polpettone cinematografico di Oliver Stone: il racconto è permeato in ogni punto dalla solita banalissima moraletta sull’America che cambia, sul poeta incompreso imprigionato tra paradiso ed inferno, sulla parabola della rockstar travolta dal successo ma desiderosa solo di amore e tenerezza. La sequenza di montaggio con Morrison che canta davanti alla folla delirante mentre vengono uccisi il reverendo King e Bob Kennedy, mentre la polizia spara sui manifestanti a Berkeley e Charles Manson guarda in macchina dalle prime pagine dei giornali, mette ormai duramente alla prova la capacità di sopportazione di qualunque pubblico. Forse, però, la vetta viene raggiunta con Light my fire montata su un repertorio di bobardamenti aerei in Vietnam.
Meglio poi stendere un velo pietoso sulla moralmente deprecabile scelta di intervallare il documentario con scenette ricostruire nella magia del cinemascope, in cui un Jim Morrison bello, magro e sobrio guida una Mustang GT500 attraversando il deserto americano in un vortice di metafore e simbolismi da quinta ginnasio.
Peccato, Si gira a Manhattan ed il trailer di questo When you’re strange mi erano piaciuti un sacco. Mai farsi illusioni.

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