di Fritz Lang, 1956
visto a Parigi, cinema Action Christine, copia 35mm.
Un imperfetto film americano di Lang, con un titolo meraviglioso. Mentre la città dorme, il buio diventa materia informe e gelatinosa nella quale si muovono, come nei meandri di un complicato fondale marino, i timidi e feroci predatori che di giorno non potreste incontrare: un pericoloso serial killer psicopatico in guanti di pelle, le sue bionde e bellissime vittime, gli investigatori della polizia con i Borsalino e la forma della pistola che si intravede sotto la giacca.
Ma come in un approfondito studio naturalistico, piano piano si avvicina, ad oscurare ulteriormente questo piccolo mondo di chiaroscuri, l‘ombra gigantesca del più pericoloso dei predatori: quello che di tutto si nutre voracemente, senza timore, senza vergogna, apparentemente senza limite alcuno.
I giornalisti di Lang sono un mondo a parte, una sorta di società nella società, non per forza privi di valori ma sicuramente dotati di valori molto diversi. Si muovono nella notte mentre la città dorme, appunto - fra redazioni semivuote, baracci di ultima, poliziotti più o meno corrotti e relazioni sentimentali più o meno lecite. Come una strana specie di vampiri, cercano senza successo - e forse senza nemmeno crederci troppo - una vita normale. Sanno di essere diversi, e per questo pur mescolandosi al nostro mondo finiscono per ritrovarsi sempre con i loro simili, in qualche sicuro rifugio conosciuto. Sanno di sapere. Sono cinici perchè conoscono tutto il marcio di questa terra e non si fanno illusioni.
A differenza di Billy Wilder, pur mantenendo un tono anche leggero nel racconto, Lang non ha - come sempre - molta fiducia nell‘umanità: la società che dipinge è malvagia e competitiva, violenta non soltanto in senso fisico.
Ed il “mostro“ non è che la punta dell‘iceberg.

2 commenti:
Talmente coinvolgente il commento da rischiare di essere delusa dal film?
Decidi tu se correre il rischio, ma credo che davanti a film così la delusione non sia veramente possibile: indipendentemente dal grado di soddisfazione che possono dare come opere singole, c'è sempre l'enorme fascino di vedere il mondo attraverso una lente vecchia di trenta, quaranta o cinquant'anni. E quasi sempre, come accade con "While the city sleeps", ci si ritrova a vedere un mondo infinitamente più vicino al nostro rispetto a quanto potessimo credere.
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