di Ang Lee, 2009
visto a Parigi, cinema Epèe de Bois, copia 35mm.
L‘idea di partenza è senza dubbio interessante, ma tutto si sfilaccia e si perde dopo mezz‘ora di film. Ang Lee, alle prese con un argomento che si presta a mille chiavi di lettura, non sa bene che strada prendere e finisce per essere travolto dai luoghi comuni e da una sceneggiatura che sembra concepita autonomamente da un computer che al posto del sistema operativo ha Il viaggio dell‘eroe di Christopher Vogler. E allora ecco in rapida successione gli split - screen sui giovani che si fanno le canne, la scoperta dell‘amore libero, le animazioni per raccontare il viaggio lisergico, i vecchietti che mangiano la space cake e ridono. Insomma, un gran calderone di cose già viste, concepito con molta freddezza e poca personalità.
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