di Jim Jarmusch, 2009.
Visto a Parigi, cinema UGC Les Halles, copia nuova 35mm.
Lo so, non è onesto parlare a priori di capolavoro ogni volta che uno dei propri registi preferiti fa un film. Quindi, con uno sforzo immane, cercherò di esprimere pensieri sparsi mantenendo una parvenza di distanza.
Non è Stranger than Paradise e non è nemmeno Dead man. E‘ un film difettoso, incerto, spiazzante non per forza in senso positivo, autoreferenziale. Qualcuno, probabilmente, uscirà dalla sala con un senso di insoddisfazione o persino con una leggera e sotterranea irritazione: reazioni comprensibili, non c‘è da meravigliarsi ne‘ da sentirsi offesi. A dirla tutta, è persino complicato cercare di abbozzare un riassunto della trama.
E allora non ci proverò nemmeno.
Detto questo, ecco di seguito un breve e sparso compendio di motivi per cui vale la pena uscire di casa e recarsi velocemente nel cinema più vicino, non elencati in ordine di importanza: Stevénin che fa l‘interprete. I tre completi più uno indossati dal protagonista. John Hurt con la chitarra. I ralenti su Tilda Swinton e i due espressi. La ragazza nuda con gli occhiali di cellulosa che forse omaggia o forse, più probabilmente, prende per il culo Jean-Luc Godard e i mesti eredi di un quinquennio indimenticabile. Le musiche, comprese quelle che vengono dallo stereo. La faccia di Isaach de Bankolé mentre le ascolta seduto su un divano.
Di più - e soprattutto di più sensato - non riesco purtroppo a dire. Non ci sono scuse ne‘ valide scuole di pensiero dietro le quali mettersi al sicuro quando, pur riuscendo a riconoscere senza difficoltà tutti i difetti e le mancanze di un film, ci si scopre a sorridere di nascosto ripensando a una sequenza musicale, alla piega di una giacca, all‘espressione di un personaggio secondario o all‘inquadratura di un palazzo.
Sarà questa una definizione di amore?

2 commenti:
sai per caso quando esce in italia? non vedo l'ora di vederlo...
Vorrei dirti qualcosa di intelligente in merito, ma non ne ho nessuna idea. La distribuzione italiana rimane per me un mistero incomprensibile.
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